
La prima e ultima volta che ho ascoltato dal vivo Bill Evans fu il luglio del 1980 a Santa Cesarea Terme, prima che la pizzica si appropriasse con prepotenza di tutti gli spazi musicali estivi del Salento.
Non era molto in forma e da lì a due mesi sarebbe mancato.
Suonò col suo trio che comprendeva, oltre a lui, al pianoforte, Eddie Gomez al contrabbasso e Jack De Johnette alla batteria.
Evans fu autore , nel jazz, di una rivoluzione solitaria che pochi seppero apprezzare ma è un dato di fatto che il suo stile tendente all’alleggerimento del supporto armonico e all’accentuazione della componente melodica del pianoforte, ebbe importanti seguaci, Chick Corea e Keith Jarrett su tutti.
Suonava una musica che si proiettava, in qualche modo, su sé stessa, lontana da luci della ribalta troppo intense, intimistica.
Prediligeva il trio, con batteria e contrabbasso che , lungi da limitarsi a esclusivo sostegno ritmico, dialogavano col pianoforte sulla linea melodica.
Non era molto in forma e da lì a due mesi sarebbe mancato.
Suonò col suo trio che comprendeva, oltre a lui, al pianoforte, Eddie Gomez al contrabbasso e Jack De Johnette alla batteria.
Evans fu autore , nel jazz, di una rivoluzione solitaria che pochi seppero apprezzare ma è un dato di fatto che il suo stile tendente all’alleggerimento del supporto armonico e all’accentuazione della componente melodica del pianoforte, ebbe importanti seguaci, Chick Corea e Keith Jarrett su tutti.
Suonava una musica che si proiettava, in qualche modo, su sé stessa, lontana da luci della ribalta troppo intense, intimistica.
Prediligeva il trio, con batteria e contrabbasso che , lungi da limitarsi a esclusivo sostegno ritmico, dialogavano col pianoforte sulla linea melodica.
Molto intensa la collaborazione col contrabbassista Scott La Faro, interrotta solo dalla tragica fine di quest’ultimo nell’estate del 1961.
In quella dolce sera di Santa Cesarea ricordo con tenerezza i suoi capelli bianchi smossi dalla brezza salentina, la sua figura austera, il suo modo riservato, poco confidenziale.
D’altronde non aveva bisogno d’altro, per comunicare, che della sua splendida musica.
Quella sera il male che lo avrebbe ucciso due mesi dopo, lavorava già il suo corpo tradito da quella passione che chiedeva tutto e non lasciava nulla.
Disse: Non basta creare una musica. Bisogna vivere con lei.
In quella dolce sera di Santa Cesarea ricordo con tenerezza i suoi capelli bianchi smossi dalla brezza salentina, la sua figura austera, il suo modo riservato, poco confidenziale.
D’altronde non aveva bisogno d’altro, per comunicare, che della sua splendida musica.
Quella sera il male che lo avrebbe ucciso due mesi dopo, lavorava già il suo corpo tradito da quella passione che chiedeva tutto e non lasciava nulla.
Disse: Non basta creare una musica. Bisogna vivere con lei.
Da ascoltare:
New Jazz Conceptions (Riverside '56)
Everybody digs Bill Evans (Riverside '58)
Portrait in jazz (Riverside, '59)
Explorations (Riverside, '61)
Sunday at the Village Vanguard - live (Riverside '61)
Waltz for Debby - live (Riverside '61)
Conversations with Myself (Verve '63)
Undercurrent (Blue Note '63)
The Tony Bennett/Bill Evans Album (Fantasy '75)
Cross-Currents (Fantasy '77)
You must believe in Spring (Warner '77)
Paris Concert Edition One (Elektra '79) (Fonte: Flavio Caprera, Jazz Music, Mondadori)
(Già pubblicato qui a maggio 2006)New Jazz Conceptions (Riverside '56)
Everybody digs Bill Evans (Riverside '58)
Portrait in jazz (Riverside, '59)
Explorations (Riverside, '61)
Sunday at the Village Vanguard - live (Riverside '61)
Waltz for Debby - live (Riverside '61)
Conversations with Myself (Verve '63)
Undercurrent (Blue Note '63)
The Tony Bennett/Bill Evans Album (Fantasy '75)
Cross-Currents (Fantasy '77)
You must believe in Spring (Warner '77)
Paris Concert Edition One (Elektra '79) (Fonte: Flavio Caprera, Jazz Music, Mondadori)

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