domenica 14 novembre 2010

Nguyen Le

Suono da dilettante il clarinetto e talvolta il sassofono, amo Coltrane, la tromba e il jazz eppure subisco il fascino della chitarra elettrica più di ogni altro strumento.
In questo  blog ho più volte auspicato la necessità di una ricollocazione di questo strumento nell'ambito dell'attuale scenario musicale, in un ruolo che le permetta di sfruttare le sue grandi potenzialità.
Nell'ambito del jazz la chitarra è stata a lungo relegata in un ruolo prettamente ritmico, penalizzata dallo scarso volume sonoro che la caratterizzava. L'avvento della chitarra elettrica e di Charlie Christian ha cambiato le carte in tavola in un periodo cruciale della storia del jazz (parliamo della nascita del bebop) ma la rivoluzione della chitarra è rimasta negli intenti dato che il nuovo strumento è migrato verso lidi più remunerativi come quelli del rock & roll, per intendersi.

Di notte aveva l'abitudine di restare con me ed io suonavo gli accordi sulla chitarra e lui imparava ad improvvisarci sopra. Non sapeva il nome degli accordi, quindi gli ascoltava; questo è il motivo per cui suonava sempre dopo il beat. Io avevo studiato armonia e quando suonavo un accordo dicevo:

Questo è il diminutivo così e così...

E lui diceva:

Non mi importa che cosa sia. Voglio solo sentirlo.

[Eddie Durham su Lester Young]

Nell'affollato crocevia sonoro che caratterizza questa fase storica la chitarra sembra potersi fare strada ed imporre la sua potenzialità sonora, perfetta sintesi tra musica "fisica" e musica "elettronica", tra corpo e mente.

Mentre scrivo queste note ascolto Nguyen Le, Homescape, con Fresu alla tromba e Dhafer Youssef all'oud.
Ciò che affascina della chitarra di Nguyen Le è l'assoluto equilibrio della componente elettronica che, in questa misura, espande la gamma timbrica e armonica dello strumento e si comporta da vero e proprio baricentro sonoro. Qui la chitarra  sostituisce un intero combo, dialogando con tromba e oud ponendosi, di volta in volta, in funzione ritmica o di controcanto melodico-armonico, stupendo per l'immensa tavolozza di colori capace di mettere a disposizione di un Fresu particolarmente ispirato e del bravo Youssef.
Ultimamente ho ascoltato numerosi chitarristi ma credo che Nguyen Le sia quello che per modernità, intesa come capacità di interpretare il momento storico, di stare nel suo tempo, sia sicurmente il più stimolante.


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