domenica 26 luglio 2009

Frank Kofsky

Ho sempre avuto una viva attenzione verso la Critica musicale, quella jazzistica in particolare convinto come sono della sua importante funzione di filtro tra produzione musicale e sua fruizione. Sono cosciente, tuttavia dell'ambiguità del ruolo che i critici hanno esercitato nel campo jazzistico. E' stata sempre sottolineata una differenza tra critica americana e critica europea e, nell'ambito di entrambe, ma in particolare in quello americano, l'ulteriore distinzione tra critica radicale e critica conservatrice, la prima fautrice dell'idea di relazione intima tra produzione musicale e contesto socio politico nel quale tale produzione si afferma, la seconda tende a negare tale idea puntando a una visione in un certo senso astorica del jazz, a un suo sviluppo progressivo e unidirezionale. Afferma il cruciale apporto dei bianchi. Mi interessa in particolar modo la figura di uno dei più importanti e bistrattati critici e storici del jazz, Frank Kofsky, studioso marxista, autore del fondamentale Black Nationalism and Revolution in music e che per tale motivo subì ostracismo ed emarginazione dall'establishment . Il suo campo d'azione fu quello dell'avanguardia degli anni '60 e della relazione tra musicisti, produzione musicale e industria discografica. Il periodo di cui stiamo parlando fu, per i musicisti dell'avanguardia, molto difficile e cruciale per le conseguenze che questa difficoltà interna al sistema americano comportò, lo spostamento verso l'Europa.

Chi mi ha letto con continuità avrà certamente capito la fondamentale influenza che il sottoscritto ha subito da quel particolare periodo storico denominato "avanguardia" al punto da focalizzare su di esso il suo interesse, convinto dell'importante influenza che l'avanguardia afroamericana ha esercitato nel contesto storico successivo fino ai nostri giorni.

Di Frank Kofsky è rimasta famosa una lunga intervista a John Coltrane, una registrazione magnetica che qui di seguito provo a riportare e che restituisce, a 45 anni di distanza, la memoria documentale più vivida di quegli anni. L'intervista ebbe luogo il 18 agosto del 1966, poco meno di un anno prima della morte del musicista.

Kofsky:

La prima cosa che voglio chiederti è su una storia che qualcuno mi ha detto la prima sera che sono venuto qui.e persone con cui stavo, avevano un amica, una giovane donna, e lei era giù downtown ad uno dei discorsi di Malcom X - e chi si sedeva vicino a lei se non John Coltrane. (Risate), così per soddisfare la mia curiosità, vorrei sapere quante volte l'hai visto, cosa pensi di lui e così via.

Coltrane:

Quella fu l'unica volta

Kofsky:

Fosti impressionato da lui?


Coltrane:

Assolutamente. Quella fu l'unica volta. Pensai di aver visto l'uomo, capisci. Io vivevo nella downtown, ero in un hotel, vidi i poster, e capii che sarebbe passato di li, così dissi, bene, passerò di li e vedro questo ragazzo, perchè non l'avevo mai visto. Fui abbastanza impressionato.

Kofsky:

Quello fu uno dei suoi ultimi discorsi, non è vero?

Coltrane:

Bene, fu verso la fine della carriera.

Kofsky:

Alcuni musicisti hanno detto che c'è una relazione tra alcune idee di Malcom e la musica, specialmente la nuova musica. Pensi che sia vero?

Coltrane:

Bene, io penso che la musica, essendo un'espressione del cuore umano, o dell'essere umano stesso, esprime ciò che accade. La sento esprimere l'intera cosa - l'intera esperienza umana nel particolare periodo di tempo in cui è espressa.


Trascrizione intervista

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